madonna

Category: Digital collage

Award: Selected artist

Contest: Città senza Pietà by Collettivo Jarfalla

Year: 2018

Description:

“A Bologna non c’è più blu e non ci sarà più finchè i magnati magneranno. Per ringraziamenti e lamentele sapete a chi rivolgervi”.

Con questo messaggio, lasciato sulla bacheca del proprio sito più di un anno fa, lo street artist Blu rivendicava la cancellazione di tutte le sue opere di Bologna in occasione dell’apertura di “Street Art – Banksy & Co. L’arte allo stato urbano”, la più grande mostra sulla street art mai tenutasi in Italia.
L’iniziativa, organizzata a Palazzo Pepoli a cura di Genus Bononiae, Musei nella città ed Arthemisia Group, fu accompagnata sin da subito da un certo clima di tensione in città, tanto da suggerire il presidio delle forze dell’ordine a guardia dell’evento ed una discreta indignazione da parte dei centri sociali, realtà storica della città.

Si trattò, a detta di molti, di un vero e proprio saccheggio d’opere dalle strade che, più o meno lecito, sembrava avvicinarsi più ad una spedizione di tombaroli che ad un intervento di conservazione artistica.
In effetti tutta l’operazione, in linea con le diverse e sorprendenti iniziative comunali degli ultimi anni, pare seguire una scomposta strategia politica di compromesso, in una città che alle ultime elezioni ha rischiato di lasciare la sedia ad una leghista. Per la serie: c’era una volta Bologna la rossa.

Ma poi cos’è successo? Nell’anno successivo alla mostra la situazione non ha fatto che complicarsi fino a portare, recentissimamente, alla chiusura di Labàs e Laboratorio Crash, due spazi occupati che si attendeva soltanto la pausa estiva per sgomberare.

Aldilà della questione politica, già di per sé complessa, emerge a questo punto ed a mio avviso un altro tema, ossia quello dell’immagine della città.

L’immagine di una città non è solo, e meno che mai oggi, il profilo del suo alzato notturno, anzi.
Oggi lo strumento più efficace che le istituzioni hanno per promuovere lo sviluppo e la pianificazione urbana è proprio quello dell’immagine o, meglio, dell’icona.

Occorre creare infatti un orizzonte condiviso, che strizzi un occhio al mercato e non faccia fuggire i grossi investitori. Cambiamento, cambiamento, cambiamento. Ma nessun cambiamento è mai positivo per definizione.
A Bologna, più che altro, sembra essere ambiguo. Si fatica a comprendere come sia possibile, in una città meticcia, aperta, tollerante come questa, come sia possibile assistere allo sgombero di reali spazi di socialità in favore di piccole farse come la tentata colonizzazione “bene” di Via Zamboni e Piazza Verdi.
A mio parere quello che emerge è un messaggio confuso, sfumato che si ha timore di portare su un tavolo realmente pubblico per le contraddizioni che contiene.

 

L’immagine che ho scelto per raccontare questo patchwork di sensazioni è un re-made della Madonna di Munch, opera che ho sempre considerato fonte di grande ispirazione.
Nella Madonna Munch, infatti, cancella completamente il ricordo della dolce iconografia cattolica in favore “di una donna perduta, di una bellezza depravata dall’eccesso sessuale, inquadrata da una cornice non di fiori, ma di serpeggianti spermatozoi!”.

Distrugge, letteralmente, un mito e lo consegna ad un nuovo insieme di significati.
Bologna, oggi, mi ricorda talvolta i tratti di questa madonna. Nella mia raffigurazione oggi è ancora una giovane donna, a metà tra l’istinto al pudore ed il desiderio di offrirsi, sicuramente legata a questa fama di sinistra che un po’ la costringe al passato ed un po’ ne confonde l’intenzione verso il futuro.
Verso qualunque cosa vada questo nuovo cambiamento, questa nuova direzione, spero soltanto che si possa ritrovare lo spazio per una discussione civile sui valori da preservare, senza lasciare che i veri temi sociali finiscano per ridursi agli #hashtags degli spot comunali e che si creino deserti attorno alle realtà virtuose che già oggi sono presenti.

Siamo nani sulle spalle di giganti.

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